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Come misurare il successo delle tue iniziative di logistica sostenibile

La logistica sostenibile è uno dei temi più urgenti per retailer e vettori oggi.

Tra normative sempre più numerose, comportamenti dei consumatori in evoluzione e pressanti preoccupazioni ambientali, non è mai stato così importante monitorare e ridurre le emissioni dell’ultimo miglio. Più facile a dirsi che a farsi, vero?

In questo articolo vedremo:
  • Le sfide della logistica green nella misurazione delle emissioni
  • Cosa comporta concretamente misurare le emissioni aziendali?
  • Misurare e gestire le emissioni Scope 1 nell’ultimo miglio
  • Esempio di calcolo delle emissioni di un veicolo diesel
  • 3 strategie per ridurre la tua impronta di carbonio nell’ultimo miglio

Basta dare un’occhiata ai titoli dei giornali per trovare moltissimi articoli su nuove normative e iniziative aziendali, tutte con l’obiettivo di raggiungere il leggendario traguardo delle emissioni “net zero”. Solo poche settimane fa, le notizie erano dominate dalla COP26.

Sebbene le maggiori economie mondiali abbiano raggiunto un consenso sulle azioni chiave per attuare l’Accordo di Parigi, si è acceso un forte dibattito sul fatto che queste azioni siano sufficienti.

Di conseguenza, si potrebbe pensare che la riduzione delle emissioni di carbonio sia in cima all’agenda di molte organizzazioni del retail e della logistica. Soprattutto dopo la pandemia e l’enorme aumento della domanda di consegne dell’ultimo miglio che ha generato. Del resto, più furgoni di consegna su strada significano più emissioni nell’ultimo miglio.

Per questo il World Economic Forum prevede un aumento del 78% della domanda di consegne nelle 100 città più grandi del mondo entro il 2030, con un balzo del 36% nel numero di veicoli di consegna che congestionano le strade. Il che, a sua volta, porterà a un aumento del 30% delle emissioni e a un netto peggioramento del traffico.

Previsioni del World Economic Forum sull’ultimo miglio al 2030, sostenibilità

Nonostante ciò, quasi due terzi (64%) delle aziende dichiarano di non considerare gli obiettivi net zero una priorità dopo la pandemia. È quanto emerge da un recente report delle British Chambers of Commerce. Lo stesso report ha però rivelato anche che la metà (49%) delle aziende riconosce che i propri clienti sono preoccupati per l’ambiente e comprende di doverne tenere conto nelle attività quotidiane e nella propria immagine di marca.

Forse ciò che sorprende di più è che l’anno scorso il quadro era molto diverso. Un sondaggio tra responsabili senior della sostenibilità di 102 aziende ha rilevato che solo il 2% riteneva che la crisi climatica non avrebbe avuto conseguenze sulle attività di sostenibilità della propria azienda nel 2020.

Quindi cosa sta succedendo? Perché questi apparenti ripensamenti, e perché alla fine le aziende mandano messaggi contrastanti sulle proprie priorità e sui propri sforzi in materia di sostenibilità?

Misurare le sfide della logistica green

Parte del problema è la confusione generale su come misurare qualsiasi iniziativa di sostenibilità e l’impatto che questo ha sulle aziende che stanno appena avviando i propri progetti net zero.

Lo stesso report delle British Chambers of Commerce ha infatti rivelato che solo 1 azienda su 10 misura attualmente la propria impronta di carbonio, una percentuale che sale ad appena il 26% tra le aziende più grandi.

Nel settore della logistica, dove le emissioni sono particolarmente elevate a causa del boom dell’e-commerce e delle consegne dell’ultimo miglio, il quadro è un po’ più promettente. Secondo un sondaggio della Foundation for Future Supply Chain, il 57% dei grandi vettori misura e pubblica attualmente i dati sulle proprie emissioni di carbonio. Meglio, ma ancora non ottimo!

Cavalcare l’onda normativa verso una logistica più sostenibile

A dire il vero, le aziende farebbero bene a prepararsi a un brusco risveglio, perché le normative non sono solo oggetto di discussione da parte dei governi di tutto il mondo: sono già all’orizzonte. Nell’UE sono attualmente in discussione proposte per includere il trasporto marittimo nel mercato delle emissioni di carbonio, il che aumenterà molto la pressione su retailer e vettori sotto forma di severi oneri sull’inquinamento, pensati per incoraggiare operazioni più green.

Nel Regno Unito il governo ha già sancito per legge un nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni del 78% entro il 2035, i cui effetti si fanno già sentire su retailer e aziende di consegna. E non dimentichiamo il mandato del Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), che ha rinviato al 2023 l’obbligo di rendicontazione delle emissioni della supply chain solo a causa della pandemia.

Nuove considerazioni su consumatori e finanziamenti

Come se le normative imminenti non bastassero, bisogna fare i conti anche con le esigenze dei consumatori in evoluzione. Secondo IBM, 8 persone su 10 considerano la sostenibilità importante nelle proprie abitudini di acquisto, e quasi 6 su 10 sono disposte a cambiare comportamento per ridurre il proprio impatto ambientale.

Anche le aziende traggono vantaggio dal dimostrare un impegno per la sostenibilità: quelle che rendono nota la propria impronta climatica completa beneficiano in genere di un costo del capitale inferiore fino al 10%, perché sono considerate affidabili e con maggiori probabilità di prosperare in futuro.

Nemmeno le aziende che devono rispondere agli investitori sono immuni. Secondo McKinsey, sempre più investitori chiedono alle aziende di rendere nota l’impronta di carbonio della propria supply chain.

Ma la domanda resta. Come possono retailer e vettori che operano nell’ultimo miglio misurare queste iniziative, così da procedere con fiducia nei propri sforzi di sostenibilità e, in definitiva, rendicontare i propri obiettivi di logistica green a governi, investitori, azionisti e clienti?

Leggi anche: 5 modi rapidi per creare un servizio di consegna più sostenibile

servizio di consegna sostenibile

Calcolare il quadro complessivo della logistica sostenibile

È importante comprendere appieno cosa serve per misurare le emissioni e le iniziative di logistica sostenibile. Nell’ultimo miglio, l’impatto maggiore è dato dal carburante consumato dai veicoli di consegna. Ma una delle sfide più grandi della logistica green è riuscire a tenere conto anche delle emissioni indirette lungo l’intera supply chain.

Per aiutare a comprendere le diverse categorie di emissioni, esiste un insieme globale di standard e requisiti definiti dal Greenhouse Gas Protocol (GHG).

Si distinguono le cosiddette emissioni Scope 1, 2 e 3. Le emissioni Scope 3 sono le più facili da trascurare e le più difficili da misurare, perché comprendono “tutte le emissioni indirette generate da risorse non possedute né controllate dall’azienda, ma su cui l’azienda incide indirettamente nella propria catena del valore”.

Il GHG ha realizzato un pratico diagramma che illustra le varie attività incluse in ciascuno scope, che riportiamo qui sotto.

Definizioni delle emissioni Scope 1, 2 e 3 secondo il GHG per la logistica sostenibile

Il protocollo GHG definisce inoltre due metodi principali per misurare la propria impronta di carbonio:

  1. Misurazione basata sulla spesa
  2. Misurazione basata sulle attività

Il protocollo consiglia di iniziare con l’approccio basato sulla spesa, che prende il valore economico di un bene o servizio acquistato e lo moltiplica per un fattore di emissione (la quantità di emissioni prodotte per unità monetaria), ottenendo una stima delle emissioni prodotte.

A questo punto puoi seguire una di tre strade per tenere sotto controllo le tue iniziative di sostenibilità e affrontare le sfide della logistica green.

1 – Farsi aiutare

Il protocollo GHG offre un quadro di riferimento utile, ma metterlo in pratica può essere davvero scoraggiante. Per questo oggi esistono “Climate Consultant” esperti, in grado di offrire consulenza e assistenza mirate alle aziende. Possono mettere a disposizione un patrimonio di conoscenze, risorse e strategie per le aziende che vogliono misurare seriamente le proprie iniziative di sostenibilità e affrontare le sfide della logistica green.

Per l’elenco completo dei consulenti accreditati dal B Corp Climate Collective, clicca qui. Uno di questi consulenti, Climate Positive Consulting, descrive l’approccio generale che le aziende dovrebbero adottare:

“Nel giro di quattro-sei mesi, la maggior parte delle organizzazioni riesce a elaborare una prima bozza di piano per il clima, che definisce le azioni da intraprendere e le aree su cui servono più informazioni. L’approccio migliore è avere un piano vivo, che evolve man mano che lo metti in pratica e ottieni informazioni migliori, soprattutto per questi piani climatici a lungo termine in cui non tutte le soluzioni sono ancora state individuate.”

Mindful Chef, un’azienda di consegna di cibo nata nel Regno Unito, è solo una delle realtà che hanno scelto questa strada. Ha collaborato con ClimatePartner per misurare la propria impronta di carbonio, conducendo un’analisi del ciclo di vita di sei delle sue ricette più popolari e misurando l’impatto di ingredienti, trasporto, lavorazione, imballaggio, uso finale e rifiuti.

Come spiega Emma Detain, Sustainability Manager di Mindful Chef: “Le sorprese più grandi hanno riguardato le diverse impronte di carbonio degli ingredienti. Sapevamo che alimenti come la carne di manzo avrebbero avuto valori elevati, ma il riso, i peperoni e perfino i cavolfiori sono risultati più alti del previsto. Ora stiamo usando questi risultati per definire la nostra strategia di riduzione, partendo dagli ingredienti più rilevanti, come le proteine, ma anche da quelli che acquistiamo in maggiori quantità.”

2 – Un mondo di misurazione oltre i fogli di calcolo

Se preferisci occuparti in prima persona della misurazione e del monitoraggio delle tue iniziative di sostenibilità, perché non provare un software specializzato? Ne trovi un elenco completo su Capterra.

Questi software sono naturalmente molto più avanzati dei semplici calcolatori di impronta di carbonio che si trovano online. E reggeranno a controlli più rigorosi se dovessi finire sotto la lente di investitori e azionisti.

Una di queste soluzioni è “Footprint Manager” di Carbon Trust. Offre alle aziende una piattaforma flessibile per il monitoraggio e la rendicontazione delle emissioni di carbonio, consentendo di centralizzare questi processi e persino di collegarsi a sistemi SAP ed ERP per risparmiare tempo ed evitare l’inserimento manuale dei dati. È stata sviluppata appositamente per la rendicontazione secondo il GHG Protocol e lo standard Carbon Trust, così le aziende possono stare tranquille sapendo che è pienamente conforme agli standard di rendicontazione e ai quadri normativi.

C’è anche il motore di contabilità del carbonio di Normative, che raccoglie migliaia di dati e calcola le emissioni della tua supply chain in pochi secondi. Puoi persino inserire i dati di attività delle tue principali fonti di emissione per affinare ulteriormente il tuo profilo e generare i modelli basati sulla spesa e sulle attività di cui abbiamo parlato prima.

report sulla logistica dell’ultimo miglio

3 – Misurare e gestire le emissioni Scope 1 nell’ultimo miglio

Vediamo le azioni dirette definite dallo Scope 1 del GHG e come applicarle specificamente all’ultimo miglio.

Uno dei fattori più importanti da considerare è il consumo di carburante delle tue flotte. Vanno considerate anche le emissioni delle consegne effettuate dai vettori della tua rete di consegna, perché costituiranno una parte fondamentale delle tue emissioni Scope 3 a valle.

Ecco una rapida panoramica di come calcolare le emissioni di CO2 derivanti dal consumo di carburante di uno dei tuoi veicoli.

Esempio di calcolo delle emissioni di un veicolo diesel

  1. L’86,2% del gasolio è carbonio
  2. 1 litro di gasolio pesa 835 g
  3. Servono 1920 g di ossigeno per bruciare 1 litro di gasolio trasformandolo in CO2.

(835 * 0,862) + 1920 = 2640 g CO2 / litro

Con un consumo tipico di 5 litri di gasolio ogni 100 km si ottiene:

(5 * 2640) / 100 = 132 g CO2/km

Puoi trovare maggiori informazioni su questo e su calcoli simili per benzina, GPL e metano qui.

Automatizzare il processo

Calcolare e monitorare manualmente le emissioni di ciascuno dei tuoi veicoli può essere un processo laborioso.

Con un software specializzato di gestione dei trasporti per l’ultimo miglio, è possibile automatizzare gran parte del processo.

Un modo per farlo è con Eco Driving, la nuova dashboard che stiamo sviluppando, che ti darà gli strumenti per monitorare facilmente le emissioni delle tue attività di consegna nelle tue flotte interne.

E in quelle di tutti i vettori partner che integri nella piattaforma Urbantz.

È pensata per consentirti di monitorare le emissioni di ogni pacco, percorso, autista, flotta e vettore. Potrai quindi prendere decisioni consapevoli per ridurre la tua produzione di CO2, grazie a visualizzazioni e analisi chiare che mostrano da dove provengono le tue emissioni dell’ultimo miglio.

Dashboard Eco Driving

Ottimizzare i percorsi di consegna per la sostenibilità

Il punto di forza della nostra piattaforma è che puoi poi ottimizzare facilmente l’assegnazione delle consegne e la pianificazione dei percorsi future per privilegiare i veicoli e i vettori più efficienti dal punto di vista energetico, senza alcun intervento manuale.

Ti basta impostare le regole affinché l’algoritmo sappia di dover ottimizzare per le minori emissioni di CO2 possibili, e vedrai subito crollare la tua impronta di carbonio.

Inoltre, Urbantz ti aiuta a migliorare il tasso di consegne riuscite al primo tentativo grazie alla comunicazione in tempo reale tra dispatcher, autisti e destinatari, riducendo ulteriormente l’impronta di carbonio delle tue operazioni.

E la funzionalità di pianificazione intelligente che stiamo sviluppando ti permetterà di fare cose davvero interessanti per ridurre le emissioni dell’ultimo miglio ancora prima che un pacco venga caricato su un furgone.

In breve, ti permette di mostrare in tempo reale le fasce di consegna disponibili all’interno del tuo e-commerce o del tuo sistema di gestione degli ordini. Un algoritmo appositamente progettato può quindi classificare le fasce in base al loro impatto ambientale.

Così, se hai già una consegna confermata in zona giovedì tra le 10 e le 12, puoi indirizzare i consumatori verso quella fascia, perché una maggiore densità di consegna significa un percorso di consegna più green.

Che ne dici come iniziativa di logistica sostenibile?

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